I bambini Triqui, i piccoli giganti del basket

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Lo stato dell’Oaxaca, tra le montagne del Messico Sud-occidentale, è la regione messicana con la maggior percentuale di abitanti indigeni di tutto il Messico. Per qualche strana ragione, tra queste montagne  il basket è popolarissimo, probabilmente anche per la natura accidentata del territorio che offre meno possibilità di praticare, per esempio, il calcio. Recentemente una tribù indigena dell’Oaxaca, i Triqui della Sierra Mixteca, sono balzati alle cronache prima nazionali e poi internazionali per via del basket. A Ottobre del 2013 una squadra di bambini della tribù ha sbalordito il Sud America in un torneo internazionale di minibasket svoltosi in Argentina, al quale partecipavano ottomila bambini messicani, cileni, uruguaiani, boliviani, ecuadoriani, brasiliani e argentini, vincendo tutte le sette partite disputate con i pari età con differenze abissali di punteggio. Fin qui non ci sarebbe nulla di veramente sorprendente. Escluso un piccolo particolare: i bambini Triqui hanno giocato scalzi.

Tutto è iniziato pochi anni fa grazie all’insegnante-allenatore Sergio Zuniga, a capo di un programma di sviluppo per i bambini delle poverissime comunità indigene delle montagne Mixteca del nord dell’Oaxaca, dove vivono le tribù Triqui, tra le più povere e marginali fra le tribù indigene messicane. La stragrande maggioranza dei bambini della tribù iniziava a lavorare a sei, sette anni, lasciando la scuola e spesso seguendo i genitori nel pericoloso viaggio verso gli Stati Uniti alla ricerca di lavoro. Il programma di Zuniga è principalmente scolastico, ma vista la popolarità del basket ha usato lo sport come mezzo per educare i piccoli bambini, per aiutarli psicologicamente e dare loro la possibilità di uscire dalle montagne e conoscere altre realtà. Le cose funzionarono immediatamente e oggi l’Academia de Baloncesto Indigena de Mexico è presente in 5 regioni dello stato Oaxaca, con duemilacinquecento bambini che giocano a basket, certo, ma che soprattutto ricevono istruzione, aiuto, supporto psicologico. I migliori 150 vengono mandati a studiare nella capitale dello stato, grazie all’aiuto del governo statale e di quello federale. I piccoli cestisti Triqui, abituati a giocare senza scarpe nei loro paesini, continuano ad allenarsi e giocare scalzi anche nell’accademia e nei tornei nazionali e internazionali che li vedono protagonisti, cosa che li rende, ovviamente, i favoriti del pubblico ovunque giochino.

F1BNIn poco tempo la squadra scalza è diventata la beniamina dei media messicani, ricevendo attenzione in tutto il mondo centro-sudamericano, anche grazie al successo del programma di Zuniga, che è riuscito in pochi anni a offrire un’istruzione decente a moltissimi di questi bambini altrimenti destinati a non avere un’infanzia “normale” e a una vita di stenti come quella dei loro genitori e nonni. Molti paesi sudamericani e persino gli Stati Uniti (nelle regioni a forte presenza latina) hanno mostrato interesse per il modello educativo del programma dell’Academia de Baloncesto Indigena, che porterà i piccoli “globetrotters” messicani a partecipare a un importante torneo di mini-basket che si terrà quest’anno a Barcellona.  La squadra dei bambini Triqui è andata persino a giocare qualche torneo negli Stati Uniti, a Orlando e pure a Los Angeles. Hanno perso alcune partite, altre le hanno vinte. A volte non gli è stato permesso di giocare scalzi, per ragioni di sicurezza, ma quando hanno potuto buttare via le scarpe sono entrati in campo felicissimi a correre, prendere rimbalzi, tirare, passare e divertirsi. Com’è andato il torneo? E chi se ne frega: i niños scalzi hanno vinto comunque.

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