Chuck Wepner, il vero Rocky Balboa

WEPNER KNOCKS OUT ALÌ

Questa storia inizia il 30 Ottobre del 1974, a Kinshasa, nello Zaire. Esatto, stiamo parlando di quello storico match che vide contrapposti l’allora campione dei pesi massimi George Foreman e lo sfidante Mohammed Alì, The greatest, che voleva recuperare lo scettro strappatogli dalle mani qualche anno prima dopo il Gran Rifiuto di andare a combattere in Vietnam. The rumble in the jungle, uno degli incontri più famosi della storia della boxe, vide Alì abbattere il suo avversario all’ottavo round con una serie micidiale di colpi che misero K.O un Foreman che sino a quel momento stava dominando il combattimento. Il Re era tornato a prendersi lo scettro che gli apparteneva. Prima di quell’incontro il manager Don King aveva organizzato un incontro tra il campione Foreman e un altro peso massimo, un oscuro pugile chiamato Chuck Wepner, che accettò di combattere contro il campione per un premio di centomila dollari. Wepner, nativo di Bayonne, grigia e anonima cittadina industriale del New Jersey, era un pugile di livello medio che si era comunque fatto una certa fama per le sue straordinarie capacità di incassatore. Veniva chiamato The Bayonne Bleeder, il sanguinolento di Bayonne, per via dell’estrema facilità nel lacerarsi sanguinosamente il volto dirante gli incontri. Il suo record, trenta vittorie e nove sconfitte, non era nulla di trascendentale e oltre a questo si trattava di un pugile di 36 anni che si trascinava da anni in squallidi combattimenti in fumosi boxe club di provincia, facendo di tanto in tanto anche la guardia giurata. Wepner aveva già combattuto e perso contro gente del calibro di Liston e contro lo stesso Foreman, pertanto accettò senza problemi di combattere, anche e soprattutto per via della borsa parecchio allettante. Alla fine però Ali divenne campione del mondo e Wepner pensò che quei soldi fossero ormai svaniti. chuck_wepner1Un giorno del 1975 Chuck venne chiamato dalla madre mentre guardava un episodio del suo adorato Kojak nel suo appartamentino per dirgli di andare subito a comprare il giornale: Don King l’aveva scelto per combattere contro Alì e non si era neppure disturbato a chiamarlo per dirglielo personalmente. Ovviamente Wepner accettò, l’occasione di una borsa così succulenta non poteva lasciarla scappare. Ok, affrontava il più grande di tutti, il vincitore di The rumble in the jungle, con un record di 45 vittorie e due sconfitte, all’apice della sua fama. Malgrado questo sperava di cavarsela e resistere il più a lungo possibile senza essere massacrato da Alì. Tra l’altro non era un dilettante, era un pugile decente, anche se ovviamente le differenze erano talmente abissali che un giornalista del New York Post descrisse l’incontro come un match tra un pittore-artista e un imbianchino. Il match si disputò il 24 Marzo del 1975 a Richfield, Ohio. Alì, al primo incontro di difesa del titolo riconquistato, che doveva essere un mero tramite, partì con il solito show di provocazioni e battute e già dal primo gong iniziò a tempestare Wepner di colpi magistrali e tutti non aspettavano altro che il pugno che avrebbe mandato al tappeto il trentasettenne del New Jersey. Ma i round continuavano a succedersi e Chuck, malgrado il solito volto tumefatto, non cedeva. Alì decise di fare sul serio ma al nono round successe qualcosa di impensabile, che lasciò tutti con il fiato sospeso per qualche secondo: un destro di Wepner colpì Alì al fianco sinistro e il campione cadde al tappeto. Era la seconda volta in tutta la sua carriera che Alì subiva l’onta di essere contato dall’arbitro: la prima contro Joe Frazier e la seconda, questa, durante un combattimento contro un onesto pugile di secondo ordine del New Jersey. A dire il vero Alì disse che cadde anche per via del suo piede calpestato fortuitamente da Wepner, che lo sbilanciò tanto da cadere. Probabilmente è vero, ma tant’è: mentre un furente Alì si rialzava, Chuck Wepner andò al suo angolo dicendo al suo preparatore: “L’ho messo a tappeto! L’ho messo a tappeto!“. E l’allenatore rispose: “Bravo, ma adesso sembra parecchio incazzato“.  I sei seguenti round furono un autentico massacro che vide Alì tempestare Wepner con decine e decine di violentissimi colpi, ma il pugile di Bayonne incassava e resisteva in modo assolutamente incredibile all’uragano pugilistico del campione di Louisville. Sino al quindicesimo ed ultimo round, quando a soli 19 secondi dalla fine un terrificante diretto di Alì mandò definitivamente al tappeto lo stoico Wepner, con l’arbitro che dava la vittoria al campione per K.O tecnico. Ma il vincitore morale fu ovviamente quel trentasettenne e sanguinante (gli vennero applicati 23 punti di sutura) pugile di medio valore, che era riuscito a resistere 15 round agli assalti del più grande di tutti e che era persino riuscito a mandarlo una volta al tappeto.

Sembra una storia già sentita, vero? Il fatto è che tra gli spettatori che videro quel match in televisione c’era un certo Sylvester Stallone, rimasto talmente impressionato dalla prova di coraggio di Wepner che nel giro di due settimane scrisse una sceneggiatura per un film di pugilato: nasceva la saga milionaria di Rocky Balboa, con Chuck/Rocky e Alì/Apollo Creed. Stallone contattò Wepner diverse volte per chiedere consigli ed aiuti e due anni dopo esordiva nei cinema americani il film che consacrava l’attore-regista italoamericano alla gloria, anche grazie all’oscar assegnato dall’academy hollywoodiana. Wepner  continuò a combattere sino al 1978 e una volta ritirato arrivò persino a darsi al wrestling, combattendo anche contro il famosissimo Andrè the Giant. Piano piano entrò nel tunnel della droga, arrivando anche a passare tre anni in carcere, mentre il suo matrimonio andava in rovina. Nel frattempo la saga di Rocky diventava un fenomeno mondiale, rendendo Stallone una star planetaria. Malgrado l’attore registaespn_stallone_wepner-200. avesse promesso di ricompensarlo economicamente, Wepner non ricevette mai un dollaro. L’ex pugile piano piano riemerse dai guai nei quali si era cacciato, grazie anche all’aiuto della seconda moglie. Nel 2002 decise di fare causa a Sylvester Stallone, per averlo usato come ispirazione per la saga di Rocky senza aver pagato nessun diritto. Nel 2006 arrivò la vittoria, nei termini di un accordo economico che finalmente lo ricompensò per quel match con Mohammed Alì e per la storia della sua vita, che crearono una figura entrata nell’immaginario collettivo comune che ha fatto guadagnare centinaia di milioni di dollari a Stallone e non ha lasciato neppure le briciole a Chuck, il vero Rocky Balboa. Nel frattempo la ESPN ha dedicato un documentario a Chuck Wepner e c’è anche un film in arrivo che racconta la sua storia. La storia del vero Rocky, che finalmente ottiene quello che si meritava, con trentasei anni di ritardo.

 

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