Fiorenzo Magni, il guerriero intrappolato dalla storia

magni13La sua vita somiglia più a un romanzo che a quella di un normale sportivo. Nella vicenda di Fiorenzo Magni storia e sport si fondono senza soluzione di continuità, come la luce proietta la forza rivoluzionaria tra le ombre delle opere del Caravaggio. Storia e ciclismo in questo caso si intrecciano, soprattutto per via della parola “guerra”, forte quanto il digrignar la lingua che ne causa la pronuncia. Il Leone delle Fiandre ha sempre dovuto fare i conti con la guerra, battaglia dopo battaglia. Fin dal lontano 1937, quando perdeva il padre Giuseppe con il quale lavorava e si vide costretto a portare avanti la famiglia da solo, a soli diciassette anni. Fu aiutando il signor Giuseppe che Fiorenzo aveva imparato ad andare in bicicletta. E fu sempre con il suo aiuto che si iscrisse alle prime gare. Nessuna fortuna da predestinato, nessun salto di categoria improvviso, nessuna gavetta scampata. Prima la classe aspiranti, poi quella allievi con il meritatissimo titolo di campione della sua Regione, la Toscana (dove nacque, nel 1920, a Vaiano in provincia di Prato). Successivamente ecco i dilettanti e la selezione per partecipare ai campionati del mondo di categoria. Qua per la prima volta la storia con la S maiuscola bussò alla porta di Fiorenzo: la Seconda Guerra mondiale irruppe in tutte le strade, ormai impossibilitate ad ospitare i campionati più attesi. Anche il mondiale dilettanti di ciclismo, per ovvi motivi, saltò.

Magni passò al professionismo dopo una serie di vittorie esaltanti e nel momento sportivamente a lui più roseo la storia si rifecce viva: nel 1943 nasceva la Repubblica di Salò. Fiorenzo, diversamente dalla maggior parte dei suoi compagni sportivi, vi aderiscì, prestando servizio presso la Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale. La sua scelta politica segnò una drammatica linea di confine, prima che per la propria carriera, soprattutto per la propria vita e per la sua reputazione. Tra il 1943 e il 1944 venne accusato e indagato di aver partecipato, direttamente o indirettamente, alla famosa Battaglia di Valibona, dove persero la vita tre partigiani, tra cui il famoso Lanciotto Ballerini. Siamo nel periodo in cui il fascismo abdicava e gli scontri tra le due parti erano all’ordine del giorno, sempre più feroci. Il coinvolgimento di Fiorenzo Magni, già ciclista di discreta fama, creò scalpore tra l’opinione pubblica e la stampa.

In quel periodo lo sport su due ruote godeva di ottima fama e la bicicletta era il mezzo più diffuso e popolare. L’automobile e le quattro ruote in generale, non avevano ancora sconvolto il mondo italiano dei trasporti. Quell’anno Luigi Bartolini scriveva Ladri di biciclette e qualche anno dopo Vittorio De Sica ne rendeva immortale la storia, catapultando dagli occhi di Enzo Staiola il neorealismo verso Hollywood e alla conquista del mondo. La bicicletta era assieme mezzo di svago e mezzo di (e per il) lavoro. La sua importanza era fondamentale per la riuscita come persone, prima ancora che come sportivi. Tanto da mettere in discussione tutto, l’intera vita, come l’Antonio Ricci col volto di Lamberto Maggioriani. Nel ciclismo non erano ancora arrivati sponsor e doping a rivoluzionare tutto. Per Fiorenzo Magni furono chiesti 30 anni di reclusione ma venne assolto grazie all’amnistia togliattiana. Ricevette l’assoluzione soltanto dal tribunale però, in quanto il pubblico non lo perdonò mai. Arrivarono quasi a colpirlo per strada durante le tappe negli anni successivi e il paese d’origine ne ripudiò la memoria di natio.

fiorenzomagniSenza scomporsi Magni vinse in otto anni tre Giri d’Italia e tre Giri delle Fiandre, che gli valsero l’appellativo di Leone delle Fiandre. Era un combattente vero che si lanciava a tutta velocità in discesa e non disdegnava dare tutto in salita. Martoriò il proprio corpo una miriade di volte portando a termine tappe con dolori lancinanti o dopo rovinose cadute. La “guerra” sportiva in cui si ritrovò coinvolto è quella tra Coppi e Bartali, di cui abbiamo indirettamente parlato altrove. Fiorenzo Magni è sempre stato, per così dire, il terzo incomodo. Troppo forte di tutti gli altri, ma per lui quei due erano inarrivabili, anche se per quanto riguardava il fervore e la grinta stava allo stesso piano. Spettatore interessato della guerra forse più importante e mitologica dello sport che ha sempre amato e rispettato, eppure mai domo nei suoi continui tentativi di mettersi in mezzo. Si dice che la leggendaria coppia si sentisse al riparo da Fiorenzo soltanto quando, attraversando il traguardo, si voltava vedendone la sagoma lontana. Eterna la scena in cui dopo essersi rotto la clavicola, strinse tra i denti una camera d’aria per alleggerire il peso delle braccia sul manubrio, arrivando secondo. Corse per le ultime volte nel 1956 e fu tra i primi fautori dell’introduzione della sponsorizzazione nel mondo del ciclismo. Dopo il ritiro divenne allenatore della nazionale di ciclismo e fu insignito di importanti premi al merito sportivo. Si spense a 92 anni il 19 ottobre 2012. Numerosi libri, articoli e filmati continuano a rivivere la sua vita, costantemente in bilico tra sport e storia. Tutte e due con la S maiuscola.

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