Un record per non dimenticare

Leo Messi. Muller. Zico. E un tale Chitalu. Campioni famosissimi e giocatori dimenticati, se non addirittura mai neppure considerati.

Qualche giorno fa questi nomi sono saltati fuori in decine e decine di articoli dei principali giornali sportivi e non. L’ennesima doppietta, stavolta contro il Saragozza, ha infatti permesso a Leo Messi di superare Gerd Muller come il giocatore con il maggior numero di gol segnati in un anno solare. Poi, visto che c’era, Messi ne ha fatti altri due, per terminare il 2012 con la bellezza di 91 centri. Bene, il sorpasso di Messi a Muller ha praticamente spalancato le porte dell’inferno, in un certo senso. Tutto “merito” dei sempre equilibrati e sobri giornalisti sportivi spagnoli.

Praticamente nessuno si era disturbato a contestare il record del tedesco, stabilito 40 anni fa, nel 1972. Poi Messi è riuscito a superarlo. E improvvisamente sono saltati fuori nomi, cifre, distinguo. Oltre al conosciutissimo nome di Arthur Antunes Coimbra, detto Zico (il Flamengo sostiene che il fenomenale brasiliano segnò 89 reti in un anno, comunque superate dalle 91 dell’argentino), è uscito fuori il nome di un giocatore africano di cui la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori non aveva mai sentito parlare: Chitalu. Chi?

Godfrey Chitalu, nato nel 1947, è stato uno dei migliori calciatori di sempre nel suo paese, lo Zambia. Formidabile attaccante, eletto più volte miglior giocatore dell’anno in Africa, sembra che riuscì nell’impresa di segnare 107 reti in un anno solare, il 1972 (anche lui, guarda un po’). Il punto è che non esiste (per adesso) alcuna testimonianza o prova dello straordinario record, eccetto una foto che lo ritrae con un pallone con su scritto il record appena stabilito. La stessa Fifa non menziona Chitalu e neppure Zico. Com’è saltato fuori il suo nome? In una notissima trasmissione sportiva spagnola (rispetto alla quale L’appello del martedì faceva la figura di una noiosa tribuna politica italiana degli anni settanta) il “giornalista di AS Tomas Roncero (si fa per dire, giornalista), fanatico supporter del Real Madrid, si è presentato con un foglio che stampava una pagina di Wikipedia (accuratezza delle fonti, da buon giornalista) che parlava appunto del povero Chitalu. Che nel frattempo però è morto, vent’anni fa, nella tragedia di Libreville: era l’allenatore di quella selezione nazionale zambiana il cui aereo si schiantò nell’oceano di fronte al Gabon.  Ovviamente Roncero voleva fare giustizia a Chitalu, mica solo sminuire l’impresa di Messi. Come no.

A parte il fatto che nessuno tirò fuori Chitalu negli ultimi quarant’anni, la cosa davvero rivoltante è l’uso strumentale del povero ex calciatore zambese. Con il ridicolo Roncero ad ammonire paternalisticamente i media che celebravano il record di Messi, predicando un giornalismo serio e rigoroso. Sì, proprio lui. Rispetto a Roncero il povero Maurizio Mosca era un mix tra Brera e Clerici. Sono persino spuntate magliette e tazze da te con la foto del defunto zambiano. Altrettanto rivoltante è stata la risposta piccata di alcuni dei suoi colleghi catalani, con il loro sminuire odiosamente il calcio africano e con l’eventuale record di Chitalu visto come uno scherzo, senza il dovuto rispetto a una nazione  che l’estate scorsa è diventata finalmente Campione d’Africa. Il solito, fastidiosissimo atteggiamento paternalista ed eurocentrista dei nuovi forti, che usa il nome e la carriera di un calciatore solo per rapportarlo ai risultati di Messi, in un modo o nell’altro.

Alla fine la Federazione dello Zambia ha deciso di muoversi per fornire prove e far registrare il record di Chitalu. Giustamente. Perché  un record simile è relativamente importante per gente come Leo Messi, il Barça o il Madrid, mentre aiuta un paese come lo Zambia e tutto il calcio africano a essere riconosciuto e tenuto in considerazione, almeno per via del libro dei record. Poi si potrà discutere del valore dei gol in Africa o in Europa, delle differenze tra numeri di un calcio che cambia ogni anno, lasciando gli inevitabili paragoni ai giochetti da bar sport e alle tristi derive pseudo-giornalistiche dei soliti noti.

Paradossalmente, l’ennesima puntata dello scontro tra Barça e Madrid ha tirato fuori dal dimenticatoio un personaggio del quale sino a pochi giorni fa nessuno conosceva l’esistenza e che tra qualche giorno verrà certamente dimenticato. Va bene così. Almeno per un po’ si è parlato di Chitalu e di un altro calcio. Si è riparlato di quella squadra  finita nell’ Oceano Atlantico vent’anni fa. Magari qualcuno non conosceva quella bellissima e tragica storia. Meglio così, quindi. E pazienza per i vari Roncero, Mundo Deportivo, eccetera. In questo caso, davvero, l’importante è che se ne parli. Magari il record rimarrà al fenomenale rosarino. Ma Chitalu, lo Zambia, l’Africa intera, non meritano di essere, per l’ennesima volta, buttati nel cestino della spazzatura della memoria. Siamo sicuri che pure Messi sarebbe d’accordo, dall’alto del suo quarto pallone d’oro appena vinto.

Commenti

  1. Killy77 scrive:

    In Spagna hanno migliorato il sistema italiano che consisteva nel creare lotte tra poveri facendoli litigare su temi calcistici. Chi pensa mai a tasse sempre più alti, disoccupazione e diritti persi quando la tua squadra vince e quando il giornalista di turno ti spinge a litigare con un tuo amico rievocando torti passati e presenti? Lui risponde con altre argomentazioni ed ecco che i politici hanno la strada spianata per fare quello che vogliono. Non è un caso che Barca e Real siano due delle squadre più forti della storia, proprio perchè tra banche e finanziamenti diretti hanno ricevuto miliardi di € dalle tasche degli spagnoli.

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