Una maratona al giorno, dall’Atlantico al Pacifico: la storia di Terry Fox

Terry_Fox memorial

È di qualche giorno fa la notizia della condanna di Fernando Martín Vicente, uno dei responsabili della Federazione Spagnola dello sport per disabili. L’ex dirigente è stato condannato solo al pagamento di una multa per aver impiegato falsi invalidi nella squadra di pallacanestro spagnola che vinse il torneo paraolimpico di Sydney 2000. Su dodici giocatori solo 2 erano davvero invalidi. Chissà cosa avrebbe pensato Terry Fox di questa vergognosa messinscena.

Il 1 Settembre del 1980 a Thunder Bay, Canada, un ragazzo che correva lungo la strada si fermava in lacrime ed entrava in un van che stava al suo fianco. Era la fine della corsa di Terry Fox, ventunenne canadese che da quasi 4 mesi correva per le strade del Canada, con una gamba amputata. Terry nacque a Winnipeg nel 1958, anche se la sua famiglia si trasferì subito a Vancouver. Da ragazzo si distinse per il suo atleticismo e la sua abilità in diversi sport, soprattutto nel basket. Nel 1976, dopo un incidente d’auto, iniziò a sentire forti dolori ad un ginocchio, che con il tempo aumentarono d’intensità. La diagnosi medica era scioccante, spietata: Terry era affetto da osteosarcoma, una forma di cancro che inizia proprio dalle ossa delle gambe e che gli lasciava poche speranze di vita. I dottori consigliarono l’amputazione dell’arto seguita dalla chemioterapia e nel 1977 la gamba destra del ragazzo venne amputata quindici cemtimetri sopra il ginocchio e sostituita in seguito da una protesi. Dopo il ciclo di chemioterapia e dopo aver recuperato le forze Terry iniziò a praticare sport per disabili, come il basket in carrozzina, dove vinse 3 campionati nazionali e iniziò persino a correre, stimolato dall’impresa di Dick Traum, il primo disabile a concludere la maratona di New York con una protesi alla gamba. Terry iniziò ad allenarsi duramente per riuscire anche lui a correre una maratona, anche se il suo piano era molto più ambizioso.

Dopo essere riuscito a finire in ultima posizione la maratona di Prince George, Terry decise di mettere al corrente tutti del suo folle piano: voleva correre dalla costa atlantica a quella pacifica del Canada per raccogliere fondi da destinare alla ricerca sul cancro, visto che si era reso conto che gli investimenti in quegli anni erano davvero poca cosa. Sarebbe partito da Saint John, nell’isola di Terranova, per arrivare alla sua Vancouver: 8.000 Km che si proponeva di fare correndo 42 Km al giorno, una maratona quotidiana. Praticamente tutti provarono a dissuaderlo, soprattutto i medici, ma lui continuò con la sua folle idea, cercando sponsor e finanziamenti. Alla fine la Cancer Society canadese supportò l’impresa e altri sponsor accettarono: Adidas gli fornì scarpe e abbigliamento, la Ford partecipò con un Van e Imperial Oil offrì la benzina gratis. Il 12 Aprile del 1980, dopo aver bagnato la sua protesi nell’Oceano Atlantico a Saint John, Terry Fox iniziò la lunghissima maratona. Il piano era questo: iniziava a correre ogni mattina alle 5 e dopo aver percorso le prime due miglia si fermava per riposarsi e bere nel van guidato dall’amico Doug, che lo accompagnava nell’incredibile avventura. Poi correva altre due miglia, di nuovo un’altra pausa, altre due miglia, pausa, sino alle 8, quando aveva percorso tra le 14 e 16 miglia. Dopo un break di tre ore riprendeva sino a percorrere le miglia che restavano per completare la maratona. Nel pomeriggio, oltre a riposare, si dedicava alle interviste e ai discorsi per raccogliere i fondi, come da proposito. E la sera a dormire presto nel van assieme a Doug.

FoxL’inizio fu molto duro: a parte per il maltempo, Terry era frustrato perchè inizialmente il suo “progetto” non decollava, in quanto la raccolta dei fondi andava parecchio a rilento. Anche la “convivenza” con Doug non andava bene, visto che i due litigavano continuamente, tanto che ad un certo punto ai due si unì il fratello minore di Terry, il diciassettenne Darrell. Le cose iniziarono ad andare meglio e l’appoggio all’impresa di Terry crebbe esponenzialmente. Dappertutto trovava tantissime persone ad attenderlo e applaudirlo commosse, mentre i soldi raccolti finalmente iniziavano ad aumentare anche questi esponenzialmente. In tutte le città era accolto da centinaia di persone, bande musicali, politici, personaggi famosi. Nel frattempo però l’enorme sforzo fisico iniziò a farsi sentire: lo sforzo sovrumano di correre una maratona quasi tutti i giorni, portando sempre oltre i limiti soprattutto la parte sinistra del corpo, lo portava a soffrire di fortissime tendiniti e terribili dolori articolari. Oltre a questo, anche la sua capacità di soffrire e di resistere iniziò a scemare un giorno di fine Agosto, quando stava iniziando la quotidiana tappa maratoniana a Thunder Bay, in Ontario, sulla sponda del Lago Superiore. Quel giorno si accorse che la tosse secca che lo tormentava da qualche giorno non gli permetteva di andare avanti a correre. I dolori forti al petto gli fecero subito pensare a qualcosa di serio, pertanto salì in lacrime sul van e  Doug lo accompagnò all’ospedale. Il giorno seguente un Terry Fox in lacrime dichiarò in conferenza stampa che dopo 143 giorni e 5373 Km percorsi doveva abbandonare la sua impresa perchè i medici avevano rilevato una recrudescenza del cancro, che purtroppo si era esteso anche ai polmoni.

Quando Terry abbandonò la sua folle corsa erano già stati raccolti 1,7 milioni di dollari per la ricerca sul cancro. La settimana dopo una televisione canadese organizzò un Telethon raccogliendo ulteriori dieci milioni di dollari  e in seguito le donazioni continuarono, sino ad arrivare alla cifra di oltre 23 milioni di dollari raccolti ad Aprile 1981. Malgrado avesse dovuto fermarsi prima, Terry Fox aveva vinto ed era diventato un personaggio famoso e ammirato in tutto il mondo. Dopo essere stato ricoverato di nuovo per una grave polmonite, il 28 Giugno del 1981 Terry Fox moriva circondato dai suoi familiari.  Il governo canadese pronunciò il lutto nazionale e il suo funerale venne trasmesso in diretta tv: tutto il mondo piangeva la sua morte di colui che in seguito venne nominato come il secondo personaggio canadese più importante di sempre. Il primo ministro Trudeau pronunciò le seguenti parole: “Poche volte nella storia di una nazione il coraggio di uno unisce tutti nella celebrazione della sua vita e nel dolore per la sua morte. Io non credo che Terry Fox sia stato sconfitto dalla sfortuna, penso piuttosto che sia il più grande esempio del trionfo dello spirito umano contro le avversità“. Dal Settembre 1981 si corre tutti gli anni in oltre sessanta paesi la Terry Fox Run, maratona per dilettanti che ha visto la partecipazione di milioni di persone e che da allora ha raccolto oltre seicento milioni di dollari canadesi che sono stati destinati alla ricerca sul cancro.

Forse oggi uno come Terry Fox sarebbe stato critico con la spettacolarizzazione individualista e la stereotipizzazione della sua vicenda, con i media che spesso si centrano solo su coloro che compiono qualcosa di straordinario, quando invece la maggior parte degli invalidi sono persone ordinarie con una vita altrettanto ordinaria e poco spettacolare. Eppure la sua impresa, come disse in seguito il pluricampione para-olimpico Rick Hansen, costrinse in un certo modo la società a tenere in conto anche delle capacità, non solo della disabilità: “Quello che era visto come un limite si convertì in una opportunità. Le persone disabili iniziarono a vedere le cose in modo diverso, iniziarono a sentirsi orgogliose e a non vergognarsi della loro disabilità“.

Comunque, ancora oggi moltissime persone partono da Thunder Bay, dallo stesso punto dove adesso sorge un memorial, correndo verso l’oceano Pacifico per completare l’impresa di Terry Fox. Magari i responsabili dello scandalo delle Paraolimpiadi di Sydney dovrebbero ripensare alla storia di Terry, vergognandosi. Magari si convinceranno che vincere è importante, ma non è l’unica cosa che conta.

(Sotto trovate lo splendido documentario ESPN che racconta la storia di Terry Fox. E Steve Nash è proprio quello, eh)

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